Ostacoli e come superarli

Nel mio percorso artistico, lungo quasi quanto la mia stessa vita, ho incontrati vari piccoli e grandi ostacoli.

In passato di ostacoli ne ho incontrato tanti. Li ho affrontati come se fossi stata messa alla prova, per dimostrare quanto tenessi ai miei obiettivi e progetti.

“Gli ostacoli sono fatti per essere superati” (Denis Pavanello)

 

Anzi, col senno di poi posso dire che quei cosiddetti ostacoli hanno solo reso le mie idee ancora più chiare. E forse, a volte, prima di trovare la strada giusta bisogna conoscere quelle sbagliate.

 

“Chiunque può tenere il timone quando il mare è calmo.” (Publilio Sirio)

“Il mare calmo non ha mai reso il marinaio esperto.” (Franklin D. Roosevelt)

“Un mare calmo non ha mai fatto un buon marinaio.” (Proverbio inglese)

 

La mia passione per il disegno e la mia forza di volontà sono talmente forti che non ho mai permesso a nessun ostacolo di bloccare il mio cammino artistico. Disegnare è qualcosa di cui non ho mai potuto fare a meno. Fa parte della mia natura. Essere artisti vuol dire pensare da artisti.

Ecco quali sono stati gli ostacoli in campo artistico nel mio passato e come li ho superati:

1. Incomprensioni, pregiudizi e cliché

Spesso chi dialogo con me di disegno non ha mai disegnato in vita sua oppure gli è capitato una volta per pura causalità. O perché non sono portati per farlo o forse perché considerano il disegno come una cosa solo per certe categorie di persone: quelle di un’elite, i nerd e i bambini.

C’è anche chi confonde il grafico col disegnatore, il fumettista con l’illustratore e così via.

Non sa cosa c’è dietro un disegno, come nascono le collaborazioni, perché disegno una cosa piuttosto che un’altra.

Come le ho superate?

Ho smesso di prendermela o di offendermi, e di pensare che sia una questione di vita o di morte far capire il mio punto di vista. Cerco di spiegare tranquillamente come stanno le cose, usando un linguaggio chiaro e semplice, e restando a disposizione per ulteriori chiarimenti.

L’arte è di tutti. E non è solo un bel quadro da guardare. A volte può essere utile alle persone.

 

 

2. Diffidenze, invidia, e arroganza.

“Non è possibile che tu abbia fatto questo disegno.”

“Gli occhi come li fai tu so farli anche io.”

“Voglio disegnare come te.”

“Fammi questo disegno ma cancella la tua firma.” (Per mettere la propria.)

Oppure quando i miei compagni di classe mi spinsero a mostrare il mio fumetto ad una illustratrice, che aveva pubblicato un libro illustrato, che ci aveva fatto visita. Lei rimase sbalordita, si vedeva che era colpita, senza parole. Non commentó nulla, si voltó e riprese a parlare del suo libro.

Come le ho superate?

“L’invidia è una confessione d’inferiorità.” (H. De Balzac)

Non mi sono lasciata abbattere. A chi non credeva che un disegno lo avessi fatto io, gliene ho disegnato uno di fronte ai suoi occhi e quindi ha per forza dovuto credermi. Gliel’ho dimostrato, non a parole ma con i fatti, e di fronte all’evidenza hanno taciuto.

 

Ma anche se non mi avessero creduto, che importanza avrebbe avuto? L’importante è che lo sappia io e che lo sappia chi davvero apprezza ciò che faccio, non mi interessa il parere di chi vuole solo a modo suo, trasmettersi negatività o distruggermi.

 

“L’invidioso mi loda senza saperlo.” (Kahil Gibran)

 

E inoltre, ho sempre accettato e ascoltato le critiche purché esse siano costruttive.Quando vengono fate solo per fare del male, le ignoro.

Io ho il mio stile. Io non potrò mai avere il tuo stile né quello di chiunque altro, e tu non potrai mai avere il mio.

L’originalità per me è fondamentale.

 

“L’invidia fa male solo agli invidiosi.” (Da un tatuaggio di Emis Killa)

 

 

3. Problemi finanziari.

A volte volevo avere dei colori particolari o degli strumenti ben precisi ma non potevo comprarli. Oppure a causa di questi problemi non ho potuto frequentare determinati corsi, scuole, o accademie.

Come ho superato questo ostacolo?

Fino a quando andavo ancora a scuola aspettavo il mio compleanno o Natale per farmi regalare del materiale artistico dai miei amici, parenti e genitori. Ovviamente quando poi sono diventata grande e ho potuto lavorare ho potuto comprarmeli con i miei risparmi.

Riguardo i corsi invece: appena nella mia città è stato organizzato un corso per scrivere sceneggiature, con due insegnanti eccezionali, e nemmeno così tanto costoso, ho colto l’occasione al volo! 😉

Quando vuoi veramente fare qualcosa, un modo si trova sempre.

 

 

 

4. Le etichette

Da ragazzina, a scuola, ogni volta in cui dovevano chiedermi un disegno o comunque quando saltava fuori l’argomento “arte”, mi tiravano in causa. Questo può sembrare positivo ma c’era anche un lato negativo in quella situazione: avevo un’etichetta addosso, quella dell’artista, che mi stava stretta. Per loro ero “quella che disegna bene” e basta.

E qualche volta, vedendomi forse come una specie di piccolo genio, mi isolavano, mi escludevano. Invece io ero uguale a loro: provavo anche io sentimenti di gioia, rabbia, dispiacere, tristezza. Anche a me piacevano la musica, i trucchi, i ragazzi ecc. Volevo che mi vedessero prima di tutto come una ragazza e poi anche come un’artista.

A tal punto che non volevo più che gli altri sapessero che mi piaceva disegnare e, quando cambiavo scuola e avevo dei nuovi compagni, addirittura tenevo in segreto questo mio talento, anche se mio malgrado veniva prima o poi allo scoperto lo stesso, perché io disegnavo sempre.

 

Come l’ho superata?

Probabilmente si sentivano inferiori a me, non lo so ma ho capito che non dovevo farmene una colpa. Non era infatti “colpa” mia, il problema ce l’avevano loro. Io, il massimo che potessi fare era fregarmene ed essere me stessa, fare la mia vita e non cambiare mai. E anzi, non avere mai paura di essere ciò che sono.

Se prima volevo nascondere le mie capacità, dopo ho iniziato a fare esattamente l’opposto.

 

 

 

 

5. I tempi e le tecnologie

L’era dei social e dei blogger è nata da poco. Solo in questi ultimi anni ho potuto farmi conoscere sul web. Chissà come sarebbe andata se avessi iniziato qualche anno prima a farlo, e chissà quanti followers e quante collaborazioni avrei adesso; magari a quest’ora starei già lavorando presso qualche azienda.

Come l’ho risolto?

Sfruttavo il passaparola, e facevo commissioni private soprattutto di ritratti. E a 16 anni ho partecipato al Twilight saga fandom contest, così il mio disegno venne esposto a Roma. E vennero pubblicati dei disegni su Lupo Alberto. Praticamente facevo le stesse che faccio ancora oggi… Ma senza i social e il blog!

E quando poi sono arrivati Facebook, Instagram, Twitter ecc. avevo già un mio piccolissimo “pubblico”, che poi è cresciuto sempre di più. E mi ero anche già fatta un’idea di chi seguire e chi contattare.

 

 

 

6. La mancanza d’ispirazione

A volte proprio non riuscivo a disegnare niente.

Poteva durare un giorno o poteva essere un periodo, per mille motivi.

Ci sono stati momenti in cui mi sono accorta che disegnavo sempre gli stessi soggetti (occhi e figure femminili).

Oppure, verso il 2016, ho compreso che i miei disegni erano troppo statici, e i colori troppo artificiosi. Inoltre avevo notato che trascuravo completamente lo sfondo, mi limitavo ad usare un’unica tinta unita.

 

Come l’ho risolta?

Prima di tutto non mi sono abbattuta perché ho capito che sono momenti assolutamente normali, che fanno parte della vita di qualsiasi artista.

Perché prima di tutto l’artista è un essere umano. Può succedere, non bisogna farne un dramma.

Compreso ciò, è arrivato il momento di una svolta: c’è troppa monotonia nella nostra vita. Ci vogliono delle novità.

Il disegno riflette ciò che vivo, che provo, che vedo, che ascolto, che leggo.

Quindi dovevo ripartire da lì: dalla mia vita.

Cambiare qualche abitudine, visitare posti nuovi, fare nuove conoscere, leggere un altro genere di libri, ascoltare un genere diverso di musica.

Per chi disegna: anche cambiare materiali da disegno o disegnare soggetti diversi, sperimentare, aiuta molto.

Dovevo respirare aria nuova.

Non c’è fretta, non ci sta rincorrendo nessuno.

Fatto tutto questo, nasceranno sicuramente delle nuove idee.

Con me questo metodo ha sempre funzionato, dovrebbe funzionare anche per voi.

Se così non dovesse essere, cercate di individuate quale sia la causa del vostro blocco: quello è il primo passo per superare la sindrome del foglio bianco.

 

 

 

Questi erano i miei ostacoli del passato, che per fortuna sono riuscita a superare tutti.

Spero che averli condivisi qui possa essere d’aiuto per qualcuno.

Adesso voglio sapere se anche voi avete dovuto affrontare degli ostacoli che poi siete riusciti a superare. Magari qualcuno di questi che vi ho indicato li avete vissuti anche voi!

Raccontatemeli nei commenti, li leggeró volentieri tutti.

 

Un abbraccio!!!

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Come ho iniziato a disegnare: parte III

Prima di leggere questo articolo, leggi qui:

Parte I: https://evelynartworksblog.wordpress.com/2018/06/19/la-mia-storia-capitolo-1-la-chiamata/

Parte II: https://evelynartworksblog.wordpress.com/2018/06/19/come-ho-iniziato-a-disegnare-parte-ii/

 

Io sapevo che nella vita volevo fare la disegnatrice e sapevo che ci sarei riuscita, al di là di quale scuola superiore avrei scelto.

In terza media ci fecero fare dei test di orientamento: secondo un libro dovevo fare una scuola linguistica o musicale; secondo gli insegnanti, una scuola tecnica di disegno.

Non rispettai nessuno di questi risultati.

Mia mamma voleva che io frequentassi un liceo e su questo non si discuteva.

Le opinioni che avevamo io e mia mamma all’epoca dei licei erano le seguenti:

  • Liceo artistico: non offriva molte opportunità di impiego, e col senno di poi, per fortuna, mi sono accorta che un po’ di verità in questo c’è. Quindi no.
  • Liceo classico: non rientrava nei miei gusti e non rispecchiava le mie ambizioni. Quindi no.
  • Liceo linguistico: volevo andarci, mi piacevano le lingue straniere ed ero portata per l’inglese e il francese, ma vicino a dove abito c’era un solo liceo linguistico che mia madre non voleva che io frequentassi. Quindi no.
  • Liceo scientifico: accanto alle scuole medie dove andavo io c’era un liceo scientifico, dove andavano alcuni miei compagni di classe. Molto comoda come scelta. Quindi… Sì!!!

Ma cosa c’entra un’artista (che sarei io), con l’insufficienza in matematica, al liceo scientifico? Assolutamente nulla!

I primi due anni mi rimandarono in matematica e in disegno tecnico ma anche se non avevo superato gli esami a settembre ero stata promossa. Nelle altre materie ero molto brava. Mi piacevano tantissimo latino e filosofia.

 

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Una volta, la nostra professoressa di arte ci aveva portato a fare dei disegni dal vivo (“copie dal vero”) vicino al comune della nostra città. I passanti ci scambiavano per studenti del liceo artistico…

 

Il terzo anno fu problematico: cambiai due volte scuola nel giro di un paio di mesi, fu introdotta una riforma secondo la quale dovevo per forza superare tutti gli esami a settembre per essere promossa, entrarono nella mia vita scolastiche le materie scientifiche, chimica e fisica.  Fu un periodo di forte stress e molto frustrante.

Ero una ragazzina studiosa e a causa dello studio non mi rimaneva molto tempo per tutto il resto, ma il nervosismo mi dava carica per disegnare. I miei libri, quaderni e diari (e anche quelli dei miei compagni di classe) erano pieni di disegni e scarabocchi. L’estate era il periodo in cui potevo dedicarmi con più calma e serenità al disegno.

Intanto, quando avevo 16 anni avevo spedito dei miei disegni a Lupo Alberto e vennero pubblicati sia nella posta sia nella rubrica di Silver stesso.

 

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Inoltre, per festeggiare l’uscita del terzo capitolo della saga, la Fazi editore creò un concorso aperto a varie categorie di artisti: il Twilight saga fandom contest. Lo avevo scoperto per caso, digitando “Concorsi di disegno” su Google. Io inviai il mio disegno, gareggiando nella categoria fan art. Nel regolamento c’era scritto che le migliori opere sarebbero state esposte al Teatro Palladium di Roma e tra le migliori opere c’era anche il mio disegno. Avevo letteralmente fatto i salti di gioia!

Avevo partecipato con un disegno astratto (forse l’unico della mia vita), realizzato con i pastelli a cera che rappresenta il destino. Lo avevo disegnato dopo aver fatto un sogno molto particolare.

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La foto di destra l’avevo scattata al sito della Fazi editore che aveva pubblicato un articolo correlato di foto che purtroppo oggi non c’è più, è stato cancellato.

 

A scuola, alla fine del terzo anno mi bocciarono, tentai un primo quadrimestre ancora, con risultati sempre peggiori.

Poi sono intervenuti i professori e mi spinsero, convincendo anche i miei genitori, di cambiare completamente indirizzo di studi.

A quel punto mia madre aveva un po’ ceduto, portandomi a conoscere il liceo artistico ma dopo quell’incontro mi misi a piangere. Non volevo andarci, perché all’idea di sentirmi ingabbiata, obbligata a creare opere completamente lontane dalle mie idee mi metteva a disagio. E in ogni caso, al liceo artistico non mi sarei liberata di chimica e fisica, quindi saremmo rimasti al punto di partenza, non avremmo risolto il problema.

C’era anche la scuola che stava frequentando la mia amica d’infanzia, la stilista, ma era troppo costosa.

E su cosa ricadde la mia scelta? Sull’istituto tecnico turistico, di cui fino ad allora non ne sapevo nemmeno l’esistenza. Avrei studiato due lingue straniere, inglese e o francese o tedesco a mia scelta (scelsi francese perché lo avevo già studiato in prima media), e non avrei avuto chimica e fisica, e la matematica al quinto anno prevedeva anche la teoria sulla statistica, in cui infatti poi presi voti alti.

E così passai mesi interi a studiare a casa da sola libri interi delle materie da integrare, ossia quelle che erano al turistico ma che non avevo fatto al liceo. Superai gli esami della “passerella” e venni promossa tranquillamente al terzo, al quarto e al quinto anno con voti molto buoni.

La professoressa di religione mi commissionò dei disegni natalizi da far appendere in un asilo nido.

Una volta una mia compagna di classe mi aveva commissionato il disegno per un tatuaggio. Un mio compagno, vedendolo, mi chiese un ritratto. Fu un successo: tutti volevano un ritratto disegnato da me. E non solo nella mia classe, ma si sparse la voce anche nelle altre classi. Una di queste persone se lo appese in camera.

Mi iscrissi ad alcuni siti per far conoscere i miei disegni: quello di Mtv e quello di DeAPassion, Deviantart ma non potevo dedicarci molto tempo a causa dello studio.

Attraverso il sito di DeAPassion, si potevano contattare dei tutor e uno di questi era uno sceneggiatore Disney, Alessandro Sisti. Riguardo i miei disegni, su cui lo tenevo in costante aggiornamento, in realtà, non essendo un disegnatore, mi disse molto poco ma aveva comunque un parere molto positivo. Fu comunque una figura illuminante per il mio percorso perché, dato che il mio obiettivo era lavorare nel mondo dell’arte, gli facevo domande riguardanti la professione del disegnatore e le sue risposte erano sempre molto utili.

Durante il triennio e dopo il diploma turistico, ottenuto anche con una tesina sul marketing, ho svolto dei lavori che  sono stati fonte di ispirazione per alcune mie vignette.

Sono autodidatta, non ho mai frequentato né corsi né scuole di disegno né il liceo artistico né alcuna accademia d’arte. Anche se, mai dire mai.

Dopo il diploma ho imparato a colorare in digitale i miei disegni, ho pubblicato i miei disegni prima su YouTube e poi sui social, ho frequentato un corso per scrivere sceneggiature di fumetti, e… Il resto lo conoscete!

Fine.

 

 

 

 

Come ho iniziato a disegnare: parte II

Prima di leggere questo articolo, leggi qui: https://evelynartworksblog.wordpress.com/2018/06/19/la-mia-storia-capitolo-1-la-chiamata/

Avevo iniziato le scuole medie.

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All’inizio, quando disegnavo le storie sui quaderni mi limitavo a dividere il foglio in più parti. Poi, tra i dieci e gli undici anni, avevo creato il mio primo fumetto, tutto a matita su fogli A4.

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Una scena del mio primo fumetto.

Quando accompagnavo mia mamma dal salone di parrucchieri, mentre lei si faceva fare i capelli io, che mi ero portata dietro i compiti e il materiale per disegnare, andavo avanti a disegnare il mio fumetto. Una parrucchiera, guardando il fumetto, mi disse che uno dei personaggi l’aveva commossa perché era molto simile al suo papà, morto anni prima. E mi aveva anche detto che i miei disegni sembravano “vivi”.

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Senza saperlo avevo disegnato un personaggio simile al padre della mia parrucchiera.

 

A scuola, andavo bene in educazione artistica ma stranamente non sono mai andata bene in disegno tecnico. Ho sempre disegnato a mano libera. Non avevo mai avuto dei bei voti nemmeno in matematica, non perché non mi impegnassi abbastanza ma perché per me era proprio incomprensibile.

Quando i miei compagni di scuola e persino la mia insegnante privata di matematica, dopo averlo letto, se ne erano fatti una fotocopia.

Chiunque mi conoscesse sapeva che mi piaceva disegnare, e tutti credevano nel mio talento.

 

 

Mia zia mi diede l’ispirazione per creare disegni di vestiti ma sapevo che fare la stilista non era la mia strada.

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In contemporanea ad esso, creai “TeleEve Reading”, il “mio giornale“, creato dalla mia fantasia, che pubblicava tutto ciò che riguarda il mio canale tv immaginario.

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Ogni tanto disegnavo anche vignette umoristiche e caricature.

Quando avevo 12 anni era morta mia nonna, quella materna. La mia valvola di sfogo oltre al disegno, era la poesia. E accanto ad ogni mia poesia disegnavo un’illustrazione.

Pochi mesi dopo la morte di mia nonna, la professoressa di arte (insegnava sia disegno sia storia dell’arte), ci assegnò un disegno che illustrasse una poesia tratta dall’antologia di Spoon River del poeta statunitense Edgar Lee Masters. La poesia la potevamo scegliere noi.

Io, al posto di una semplice illustrazione, disegnai la poesia di Lois Spears in versione fumetto, tutto su un’unica tavola. La mia insegnante era entusiasta, mi aveva detto che era un capolavoro. E così, quando qualche mese dopo era stata allestita la mostra della scuola, venne esposto proprio il mio piccolo fumetto.

 

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Finite le scuole medie, ho dedicato l’estate a me, ai miei interessi e naturalmente e ai miei disegni.

Ma…

Che scuola superiore sceglierò dopo le medie?

Bella domanda.

Continua qui: https://evelynartworksblog.wordpress.com/2018/06/20/come-ho-iniziato-a-disegnare-parte-iii/

Come ho iniziato a disegnare: parte I

Ciò che mi ha spinto a scrivere questa serie di articoli, che hanno come tema comune la mia storia artistica, è stata la domanda che mi è stata posta di più in assoluto e cioè:

Come hai iniziato a disegnare?

E finalmente ho deciso di raccontarvelo!

Nel mio blog c’è una sezione dedicata alla mia biografia ma è solo un riassunto di anni e anni di pratica ed esperienza.

Non c’è stato un vero e proprio momento in cui ho sentito che volevo essere un’artista, non mi sono svegliata una mattina e ho capito che volevo dedicare la mia vita all’arte.

Semplicemente, l’ho sempre saputo.

Mi veniva naturale, come mangiare, bere e dormire.

So bene che molte le persone che sentono la cosiddetta “chiamata”, hanno la “vocazione” a diventare artisti, ma solo in pochi la seguono effettivamente.

Ed io l’ho seguita.

L’ispirazione per i disegni viene da tutto ciò con cui vengo a contatto, dai miei stati d’animo, da chi sono e da chi vorrei essere, ma in modo particolare dalla musica perché essa mi evoca delle immagini che disegno poi sulla carta. Attraverso i disegni trasmetto le mie emozioni, i miei stati d’animo.

 

La mia storia comincia così:

 

1991, siamo in Italia, precisamente in Sicilia, a Catania ed è fine agosto: nasco io.

Ma prima facciamo un piccolo passo indietro nel tempo:

Il mio DNA artistico l’ho ereditato da qualcuno? Ci sono disegnatori nella mia famiglia?

Mio padre da giovane era bravo a disegnare: se gli davi una foto o un oggetto, sapeva riprodurlo artisticamente identico all’originale. Aveva un tratto pulito, preciso e delicato. Quando ero bambina qualche volta disegnava ma poi con gli anni pian piano ha smesso. Per lui era quindi un hobby. Ci sono un paio di preziosi consigli che lui mi aveva dato: il primo, da piccola, quando mi aveva spiegato che per colorare avrei dovuto partire dai contorni e poi passare all’interno, ed il secondo, quando io, che ero appassionata di manga e anime giapponesi e volevo imitare quello stile, mi suggerì di non disegnare i volti con gli occhi enormi come facevano i giapponesi ma di farli più realistici. Ha sempre creduto in me e gioisce delle mie piccole – grandi soddisfazioni.

 

Mia madre ogni tanto scarabocchia qualche fiore, persona, casa, cuore, o animale ma in modo stilizzato e, come dire, naïf. Qualche altra volta ha anche provato a dipingere con le tempere e gli acquarelli sulle tele. Per lei è una valvola di sfogo, un modo per connettersi con la sua anima e lasciare scorrere il flusso creativo da solo. Lei è una mia grandissima fan, usa sempre i miei disegni come sfondo del suo cellulare. So che quando esprime il suo parere è sincera, non si pone problemi a farmi qualche critica, per questo per me è importante conoscere la sua opinione.

 

Sua sorella (mia zia) da grande voleva fare la stilista. Non ha fatto corsi o scuole per stilisti per ma ha sempre avuto la passione per la moda però (almeno per ora) è rimasta una passione.

Suo fratello (mio zio) a volte si diverte a fare caricature molto simpatiche soprattutto dei calciatori, nel tempo libero.

I miei nonni, che io sappia, non sanno disegnare.

Però mio nonno materno sa recitare, soprattutto leggendo le poesie. Lui è nato in una famiglia di artisti.

Lui, i suoi genitori (deceduti entrambi), i suoi fratelli e i suoi nipoti, sono i membri di una compagnia di pupari siciliani, i Fratelli Napoli: recitano e doppiano le marionette, lavorano artigianalmente i metalli e il legno, dipingono i fondali per le scenografie ecc. Il mio bisnonno Natale Napoli aveva recitato con Domenico Modugno nell’opera teatrale “Rinaldo in campo” e la mia bisnonna Italia Chiesa (scomparsa da poco, a più di 90 anni compiuti) aveva recitato nella stessa opera alcuni anni dopo al fianco di Massimo Ranieri.

Anche a mia mamma a volte è capitato di dare la propria voce a dei loro pupi siciliani.

Un lontano cugino di mio nonno, morto a 18 anni appena, sapeva dipingere quadri molto belli.

Nella mia famiglia in tanti si sono appassionati all’arte e al disegno.

Ma nessuno nella mia famiglia ha fatto il disegnatore.

La prima sono io.

Ed è importante per me specificare che nessuno mi ha detto di farlo, nessuno si è messo a fianco a me dicendomi che dovevo fare l’artista, ho costruito il mio percorso artistico passo dopo passo da sola,  nessuno mi ha mai insegnato a disegnare.

Fatte queste premesse, torniamo al mio racconto.

Le prime volte in cui ho disegnato ero talmente piccola che non me le ricordo più.

Abitavo a Catania e avevo solo 3 anni.

Me le sono fatte raccontare da mia mamma anche perché è stata lei a farmi scoprire il disegno.

Ogni tanto la vedevo scarabocchiare per passatempo e un giorno mi diede in mano una penna rossa per farmi disegnare. Ma aveva dato per scontato che io avrei disegnato su un foglio. Infatti si allontanò dalla cucina e quando era tornata, era rimasta a bocca aperta: tutti i mobili laccati di bianco li avevo sporcati con la penna rossa, per disegnare.

Lei, anziché sgridarmi (perchè, dice, ero troppo piccola per capire), si era messa a pulire tutta la cucina e mi aveva spiegato che dovevo usare la penna sui fogli di carta. Io avevo seguito la sua indicazione, anche se avevo preso il vizio di pasticciare la testata rosa del mio letto.

Spesso chiedevo a mia mamma di farmi qualche disegno e lei mi accontentava, ma io non ero soddisfatta del risultato perché ovviamente il soggetto non era perfettamente identico alla realtà, e lei mi spiegava che non sarebbe mai riuscita a farlo proprio uguale a com’era veramente!

Allora ci provai io.

Facevo e rifacevo lo stesso disegno fino a che non ero convinta che fosse venuto veramente bene. I miei genitori notavano sempre di più dei miglioramenti, sempre relativi alla mia età ovviamente.

Un ricordo che conservo nella memoria è quello in cui ci sono io che dopo aver guardato i cartoni animati, sia quelli mandati in onda in tv (all’epoca su Rai2 c’era il contenitore “Go Kart”) sia quelli in videocassette, della Disney,  probabilmente avrò chiesto ai miei genitori come si creassero i cartoni animati e mi avranno risposto che venivano disegnati. Così, avevo deciso che anche io volevo disegnare dei cartoni animati.

Facevo così: prendevo in mano i peluches, le bambole, le Barbie, i miei giocattoli, e, come facevano i doppiatori dei cartoni animati, davo loro la voce, li facevo recitare e creavo delle storie e poi queste storie le disegnavo.

Così, mi comprarono pennarelli, pastelli, penne, quaderni, e… Il mio banchetto personale! Mi mettevo seduta lì a disegnare e non mi sentivi per ore. Non avevo bisogno, dice mia mamma, di giocare rompendo gli oggetti della casa, perché io avevo “il mio mondo”: la mia cameretta con i giocattoli, la tv, i quaderni, penne e pennarelli ed il mio tavolino. 

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Anche se ovviamente non disegnavo solo lì, disegnavo ogni volta che volevo ed ero ispirata (e se avevo carta e penna a portata di mano ovviamente), non importa dove.

Come tutti i bambini, andavo anche all’asilo e lì ovviamente ci facevano anche disegnare o dipingere (e qualche volta pasticciavo sui muri). Disegnavo sempre, mi piaceva farlo, mi divertivo tantissimo.

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Arlecchino, fiori, cantanti, palcoscenici, principesse, il sole e l’arcobaleno… Questi sono alcuni dei miei primi disegni.

 

Con la mia famiglia, quando avevo circa 5 anni, mi sono trasferita nel nord Italia, in provincia di Varese, a Vergiate, e ovviamente ci portammo dietro tutti i miei strumenti per disegnare.

Mia mamma mi aveva anche iscritta in biblioteca: ero a mio agio in quell’ambiente. Nonostante non sapessi ancora leggere i libri mi piaceva sfogliare e osservare le illustrazioni. Quando imparai a leggere, la mia passione per i libri aumentò ancora di più.

A scuola e al centro per il doposcuola non mi perdevo mai nessuna attività artistica: che fosse uno spettacolo, una recita, un gioco di gruppo, un evento, io ero sempre in pole position. Alla recita scolastica avevano fatto fare a me la “conduttrice”: stavo sul palco e presentavo le varie esibizioni al pubblico.

In quel centro per il doposcuola i miei disegni venivano anche appesi. Gli educatori ci raccontavano spesso delle storie sui gnomi facendo credere a noi bambini che essi erano sempre vicini a noi per aiutarci e che potevamo comunicare con loro. Questo stimolava la mia fantasia. Mi piacevano anche le fate, le streghe, le figure mitologiche ecc.

 

Uno dei miei quaderni che conteneva tutti i miei disegni, aveva sulla copertina la parola “Street” e allora facevo finta che Street fosse “il mio giornale”, tutto interamente disegnato e scritto da me, come un giornale vero, su cui venivano pubblicate le mie storie, l’oroscopo,  i test, i giochi, le barzellette, le notizie (ad esempio, l’uscita della nuova videocassetta di Pocahontas 2).

 

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Le storie che inventavo e disegnavo, nella mia fantasia, andavano anche in onda in un canale tv immaginario, che era ovviamente il mio personale: “TeleEve” e ne ero la conduttrice e autrice. Per gioco mi mettevo davanti allo specchio e con un tono di voce professionale annunciavo i programmi del palinsesto.

Avevo la passione anche per la musica. Mi piaceva ballare, e infatti alcuni anni dopo frequentai sia un corso di danza moderna all’oratorio dopo la scuola, sia un corso di danza classica.  E mi piaceva anche cantare ma era un semplice svago e inizialmente cantavo solo davanti ai miei genitori, nonni e zii, poi col tempo neanche più davanti a loro perché mi vergognavo di cantare davanti agli altri. Praticavo anche nuoto, sia per via di problemi respiratori sia perché adoravo stare in acqua.

Ma non ho mai sentito la stessa “vocazione” per il nuoto, la danza ed il canto come l’avevo sentita per il disegno.

E poi non sopportavo che mi dicessero come dovevo fare, volevo essere libera di fare come piaceva a me.

Quando disegnavo nessuno mi diceva come o cosa disegnare, disegnavo qualsiasi cosa io volessi. Disegnando, potevo essere me stessa.

Il disegno era (ed è), doveva essere il riflesso di chi ero io, e di chi avrei voluto essere, delle mie esperienze, di tutto ciò che ascoltavo, provavo ed osservavo.

 

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La figlia di una coppia di amici dei miei genitori, con cui ho passato la mia infanzia, era brava a disegnare come me ed ha seguito le orme del nonno materno diventando una stilista e consulente d’immagine.

Mi ricordo che una mia amica, un’altra figlia di amici dei miei genitori, diceva che disegnavo come una bambina non della mia età ma di un’età più grande.

 

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Quando cominciai ad andare alle scuole elementari, i bambini già mi chiedevano: “Mi disegni questo?”, “Mi disegni quest’altro?” ed io lo facevo. Ma mi piaceva molto di più disegnare per conto mio. Prima di andare a scuola guardavo sempre i cartoni animati.

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Mi piaceva anche guardare Solletico, la Melevisione e Art Attack con Giovanni Muciaccia.

Ogni estate scendevo in Sicilia per le vacanze e le passavo con i miei parenti. Durante l’estate del 1999 (avevo 8 anni), mentre io ero in Sicilia dai miei nonni, i miei stavano facendo il trasloco da Vergiate a Busto Arsizio (sono due città della provincia di Varese).

Una delle materie scolastiche era proprio “Educazione artistica” (cioè disegno), e io avevo sempre ottimi voti. La mia materia preferita è sempre stata anche italiano e quando ogni tanto illustravo i temi, le poesie e i racconti la mia maestra li apprezzava tantissimo.

Una volta, per via dell’asma, di cui soffrivo, ero rimasta a casa. Quando ero tornata avevo disegnato un cerbiatto, bellissimo, colorato con colori inusuali (azzurro e bianco, con gli occhi scarlatti) e lo avevo regalato alla mia compagna di banco e un’altra mia compagna che lo aveva visto voleva che ne disegnassi uno anche per lei; poi me ne chiese uno anche un’altra compagna, e poi un’altra, e un’altra ancora, fino a che, alla fine, tutti i miei compagni di classe avevano ciascuno il proprio cerbiatto disegnato da me.

Mi piacevano le storie, sia ascoltarle o leggerle, sia crearle. Leggevo molto, non solo i libri ma anche i fumetti della Disney e quelli giapponesi.

Facevo sempre più pratica e miglioravo sempre di più.

 

Disegnare è la mia stessa vita. Non potrei vivere senza disegnare.

La mia strada è fare la disegnatrice. Sono nata per fare questo.

 

Continua qui: https://evelynartworksblog.wordpress.com/2018/06/19/come-ho-iniziato-a-disegnare-parte-ii/

 

 

Wattpad cover Un padre come amico di Teresa Cecinati

Ho disegnato la copertina per questa storia su Wattpad!cover un padre come amico.jpg

Per leggere la storia: wattpad.com/story/93350437-un-padre-come-amico-in-revisione

Acquisizione a schermo intero 12062018 121526.bmp.jpg

 

La trama: Abigail, figlia unica, ha da poco perso la mamma. Convive con Rufus, suo ‘presunto’ padre. Presunto perchè il suo vero padre è Nathan Kimberley, suo attuale professore nel liceo dove ricopre il ruolo da studentessa. Lei, però, è all’oscuro di questa verità. In questa storia voglio far emergere l’importanza che ha la figura paterna per una figlia (senza sminuire la figura materna) e lo faccio, perchè io stessa, avendo subito la separazione dei miei genitori, ne sento tanto la mancanza.